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IL NEGAZIONISMO DELL’ABUSO SUI BAMBINI,L’ASCOLTO NON SUGGESTIVO E LA DIAGNOSI POSSIBILE - IL NEGAZIONISMO DELL’ABUSO SESSUALE SUI BAMBINI:COME ASCOLTARE E CONTRASTARE IL SILENZIO E IL NEGAZIONISMO

Immagine del redattore: Claudio FotiClaudio Foti

IL NEGAZIONISMO DELL’ABUSO SUI BAMBINI,

L’ASCOLTO NON SUGGESTIVO E LA DIAGNOSI POSSIBILE

Claudio Foti

Minori/giustizia n. 2, 2007


IL NEGAZIONISMO DELL’ABUSO SESSUALE SUI BAMBINI:

COME ASCOLTARE E CONTRASTARE IL SILENZIO E IL NEGAZIONISMO

Claudio Foti

Sie Editore, Pinerolo, 2012



Dopo aver affrontato il tema dell’adultocentrismo, affronto in questi scritti il tema dl negazionismo. Adultocentrismo, negazionismo e cultura patriarcale rappresentano i tre inquinanti che interferiscono nella nostra cultura con l’impegno ad ascoltare e proteggere il bambino.


La presa di distanze dal negazionismo del genocidio degli ebrei è entrata a far parte della cultura politica e sociale del nostro paese. Quasi tutti affermano che questo negazionismo è criminale e criminogeno perché tende a giustificare la logica e la pratica del nazismo.


Manca completamente invece nella nostra società la consapevolezza che esiste un negazionismo della violenza sui bambini altrettanto grave, collusivo e criminogeno del negazionismo storico assai più noto, finalizzato alla cancellazione dello sterminio degli ebrei nella coscienza delle persone.


Manca ancora il coraggio intellettuale, la sensibilità emotiva e la comprensione psicologica di per poter utilizzare il medesimo concetto per inquadrare un atteggiamento ideologico che genera conseguenze rovinose analoghe: consentire ai violenti e ai loro supporters di cancellare le tracce di ciò che è avvenuto e di perpetuare il rischio della riproduzione della violenza più lesiva, più diffusa ed impunita esistente nella nostra società: la violenza sui bambini.


Certamente si tratta di un negazionismo che ha la sua specificità, risultando spesso inconsapevole, vissuto sul piano emotivo oltre che sul piano ideologico.


E’ di fondamentale importanza sviluppare l’intelligenza emotiva, la capacità straordinaria della mente di avvinarsi alla dimensione dei bisogni emotivi degli affetti per contrastare le barriere della comunicazione che impediscono ai bambini e ai soggetti deboli di chiedere aiuto a fronte del silenzio, della negazione e dell’inganno che accompagnano e perpetuano le mille facce con cui la violenza sui più deboli può manifestarsi.

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