SIE editore, MONCALIERI, 2009
Si tratta di un manuale per la conduzione di gruppo sulle tematiche della cura del sé.
Le finalità del gruppo nel contesto della riflessione culturale in un convegno dedicato alla tematiche dell’ascolto e della valorizzazione della soggettività vengono così delineate e perseguite:
a. costruire un clima di gruppo, sufficientemente attraversato da dinamiche di collaborazione, accettazione e comprensione reciproca, per porsi come gruppo di discussione e di apprendimento;
b. contribuire al miglioramento dell’attenzione e del rispetto del Sé dei partecipanti ed in particolare alla conoscenza, all’ascolto e alla cura del Sé infantile (inteso sia come soggettività dei bambini reali, sia come dimensione intrapsichica interna dell’adulto);
c. sollecitare una riflessione sui contenuti culturali, favorendo contestualmente il confronto con più tecniche e metodologie di cura del Sé per poterle conoscere, comprendere dal punto di vista culturale e “assaggiare” dal punto di vista esperienziale senza ovviamente alcuna illusione di “insegnarle” nello spazio e nel tempo limitato di un convegno;
d. verificare in che misura queste tecniche e metodologie possano essere adeguatamente apprese per essere offerte agli altri ovvero esportate ed utilizzate nelle relazioni di aiuto in cui si è impegnati nel ruolo di professionista o di genitore
L’intelligenza emotiva è una prospettiva metodologica e tecnica applicabile con diverse modulazioni in tutti i gruppi umani (dalla famiglia alla scuola, dal gruppo di formazione al gruppo terapeutico) ed in tutte le organizzazioni (dalle istituzioni sociali all’industria). È l’intelligenza che si unisce al cuore, la razionalità che dà voce all’affettività, il linguaggio adulto che si avvicina a quello infantile. È la capacità di riconoscere e metter in parola le proprie emozioni per imparare a controllare gli impulsi. È l’intelligenza che porta a gestire meglio se stessi, a empatizzare con la sofferenza altrui e a trattare con più efficacia le relazioni sociali.
Lo psicodramma (termine derivato da psiche = anima/mente e drao = agisco) indica un approccio psicologico che esplora i contenuti mentali attraverso l'azione e la rappresentazione simbolica. La realtà psicologica del soggetto può essere esteriorizzata e meglio compresa attraverso la drammatizzazione delle diversi parti e dei diversi ruoli presenti nella mente e nella vita dell'individuo.
Le tecniche di rielaborazione dell'infanzia rimossa derivano da un approccio integrato alla psicoterapia del trauma e sono state applicate in ambito terapeutico e, con gli opportuni adeguamenti, in contesto formativo, nell'esperienza del Centro Studi Hansel e Gretel. Queste tecniche mirano a sollecitare l'incontro con il bambino interiore che vuole piangere, che vuole comunicare l’impotenza vissuta, che vuole protestare, che vuole esprimersi: mirano a favorire il confronto con i ruoli, le sofferenze, le istanze trasformative della dimensione infantile che vive nella mente dell'adulto e che continua a rivendicare ascolto, rispetto e considerazione.
La meditazione, nelle sue molte forme e pratiche sviluppate in 2500 anni di tradizione buddhista, è uno strumento potente per ritrovare la connessione con il centro di noi stessi e con la capacità di mantenere la presenza mentale. Il praticante impara a cogliere e acquietare il movimento disordinato dei pensieri; nel maggiore silenzio interiore può distinguere più chiaramente quella che è la realtà da quelli che sono i suoi abituali schemi percettivi e reattivi, che distorcono la realtà e generano sofferenza. Dalla meditazione di tradizione buddista ha preso origine in Occidente una tecnica applicata in campo medico, la Mindfullness Based Stress Reduction (riduzione dello stress basata sulla consapevolezza).
Il lavoro autobiografico punta a promuovere e valorizzare le storie di vita, le condizioni e i processi cognitivi che consentono il racconto di sé attraverso la scrittura in una prospettiva auto- formativa e riflessiva. La pratica narrativa autobiografica permette di ricostruire e ripercorrere le esperienze in un contesto narrativo, vuoi favorendo una memoria legata alla narrazione obiettivante di situazioni passate, vuoi come possibilità soggettiva di rivivere quelle situazioni.
La pedagogia del gioco è una metodologia che vuole valorizzare la dimensione socio-affettiva l’esperienza ludica, l’importanza della relazione, della soggettività, della corporeità e dell’allegria come fonti e riserve inesauribili, ancora in gran parte da scoprire, di conoscenza e potere reale attraverso il gioco.
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