(Dall’intervento di Piercarlo Pazè, già Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni di Torino, già direttore della rivista Minorigiustizia, dell’Associazione Italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF), (Pinerolo, 24 gennaio ’25, presentazione del libro “Lettere dal trauma”).
Linee e metodologie del sistema di protezione dell’infanzia dall’abuso sono state messe in discussione e in qualche modo poste sotto attacco dall’avvio di una procedura giudiziaria penale ancora in corso, diretta contro gli amministratori e operatori del comune di Bibbiano alla periferia di Reggio Emilia, che ha fatto come detonatore di una contro cultura. Alcune affermazioni incaute dello stesso magistrato che aveva avviato il processo e la canea mediatica che ha sostenuto la sua accusa avvalorano il sospetto che, consciamente o inconsciamente, l’ obiettivo sia divenuto proprio quel sistema plurale di protezione dell’infanzia dall’abuso attivato in Italia.
Nell’inversione di rotta seguita a questo processo penale sono affiorati:
- un negazionismo dello stesso trauma infantile;
- l’invalidazione degli strumenti per intervenire sul disagio, in particolare di uno degli strumenti per anticiparne la cura, l’affidamento eterofamiliare, sul quale lo scorso Parlamento ha istituito addirittura una commissione di inchiesta;
- la rimessa in discussione della validità degli accertamenti psicodiagnostici (accusati di essere invasivi e non credibili) e dei metodi per accertare e curare il trauma.
Il negazionismo dell’abuso ai minori è partito da un ragionamento perlomeno curioso. Poiché nel territorio della USLL della Val d’Enza, che fa capo a Bibbiano, c’erano stati più interventi per abusi ai minori che in altri territori, forse perché i servizi erano più attenti e lavoravano meglio, e questo appariva un’anomalia, si è indagato se gli operatori potessero essersi inventati i casi di abuso o averne amplificato la portata (come se a Catanzaro avessero inventato la mafia perché il magistrato Gratteri facendo indagini più serie disponeva più arresti di altre procure della Repubblica calabresi). Nessun rilievo che in vari Stati europei le statistiche riportassero più numerosi casi che a Bibbiano e che, semmai, in Italia siamo indietro.
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