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  • L’ascolto di sé e l’ascolto dell’altro è il tema su cui mi sono concentrato maggiormente nel corso del mio impegno professionale e culturale. Ho elaborato una mia riflessione sull’ascolto che definisco la teoria delle 7 A e che ruota su sette elementi chiave: ASCOLTO,  APERTURA,  rispetto dell’ALTERITA’. ATTENZIONE,  ACCOGLIENZA, ACCETTAZIONE, AFFETTIVITA’.

     

    Al tema dell’ascolto - dell’ascolto emotivo, dell’ascolto attivo e dell’ascolto empatico - ho dedicato un lungo percorso di studio e di approfondimento: libri, dispense, opuscoli rivolti a genitori ed insegnanti organizzazione di seminari e convegni.

  • Riconoscere e differenziare le emozioni nella mente  e metterle in parola, sviluppare l’autoconsapevolezza emotiva e l’autocontrollo emotivo, rispettare le proprie emozioni e quelle altrui rappresentano il fondamento dell’intelligenza emotiva. E del benessere che l’intelligenza emotiva può generare.

     

    L’intelligenza del cuore  consente di affrontare con maggiore lucidità,  concretezza ed efficacia le problematiche dell’ascolto, dell’autoconsapevolezza, dell’autocontrollo,  della cura di sé e degli altri, della motivazione alla realizzazione di obiettivi individuali e sociali

  • Di fronte alla disgrazia, di fronte all’esperienza sfavorevole e traumatica,  l’espressione della propria sofferenza e la comunicazione dei propri vissuti e delle proprie ragioni rappresentano il coping più efficace, in altri termini la modalità di affrontamento più sano e più efficace dell’avversità.

    In quest’ottica anche il pianto, quando non è scivolamento nell’autocommiserazione, bensì  risulta esternalizzazione della nostra sofferenza autentica, può essere utile. La scelta del silenzio, del soffocamento delle proprie emozioni,  dell’evitamento del proprio disagio o del proprio ricordo penoso, s’illude di tenere sotto controllo il dolore , ma in realtà finisce per amplificarlo e prolungarlo.

  • Credo sia indispensabile mantenere la fiducia nel Sé come “centro di iniziativa indipendente” (Kohut) e nel contempo sviluppare la consapevolezza del non Sé. Il non Sé  è un concetto della psicologia buddista che ci aiuta a non prendere troppo sul serio la nostra individualità, per non idealizzare il nostro Sé individuale come speciale e come contrapposto agli altri, per tener viva  la fiducia nei valori che oltrepassano il narcisismo del singolo individuo.

     Occorre, al di là delle nostre fragilità e delle nostre incoerenze, rinforzare l’impegno etico di solidarietà verso l’infanzia, verso i soggetti deboli e verso le generazioni che verranno.

  • A cosa mi riferisco?

    Ricorrere alla pratica della meditazione di matrice buddista, comprendere ed accettare i limiti soggettivi e i limiti della realtà circostante, perseguire l’accettazione come un atteggiamento mentale - che non c’entra nulla con la passività e con la rassegnazione – ma che al contrario può costituire la migliore modalità per favorire il cambiamento realisticamente possibile  

    Lasciare andare la rabbia significa che questa emozione deve essere innanzitutto  riconosciuta come sacrosanta se è stata prodotta da una vittimizzazione,  deve essere inoltre espressa e validata, ma anche elaborata e tendenzialmente superata, perché rischia altrimenti di ristagnare e  danneggiare il soggetto che la coltiva.   

  • Si tratta di un impegno verso gli altri e verso se stessi che in linea generale può essere praticato da chiunque. Il ruolo dello psicoterapeuta è quello di ascoltare e di curare in senso specifico e tecnico la sofferenza delle persone. Nella mia esperienza coltivare la compassione e l’autocompassione rappresenta  una strada che può favorire nel curante la “partecipazione affettiva” (Ferenczi)  alla vicenda e alla problematica di chi soffre, senza perdere per questo il senso dei confini.  E’ possibile per lo psicoterapeuta esplorare e comprendere con l’empatia la situazione emotiva di chi vive una situazione penosa o di chi ha vissuto un’esperienza traumatica, restando se stesso.

  • E’ fondamentale mantenere la barra del timone orientata al rispetto dei valori e egli obiettivi in cui crediamo. 

    Siamo in una cultura adultocentrica dove i bisogni e gli interessi dell’infanzia vengono spesso posposti e sacrificati ai bisogni e agli interessi degli adulti.

        Siamo in una cultura pronta ad idealizzare l’amore verso i bambini e esaltare la propria capacità morale e giuridica di difendere  l’infanzia, ma al di là della rappresentazione autoconsolatoria della comunità sociale una larghissima parte di bambini subiscono ogni giorno le più varie forme di abuso fisico, psicologico e  sessuale.  Con forme di protezione scarse o assenti l’infanzia può essere massicciamente vittima di guerre, povertà, fame, stupri, maltrattamenti, manipolazioni, violenze morali e psicologiche.

       

    Purtroppo non possiamo fare scomparire del tutto questi fenomeni, ma possiamo arrestarli con tanta maggiore efficacia quanto più si diffonde la condivisione di un impegno e di una responsabilità.

    Fermare la violenza sui bambini è stato e rimane un mio fondamentale impegno etico, culturale, sociale.

Il reale "metodo Foti"

per sopravvivere alle avversità

Questo metodo non l’ho inventato io… l’ho tratto dalla saggezza culturale, morale e spirituale di tanti maestri.

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Sopravvissuto

Nel giugno 2019 sono stato arrestato sulla base di accuse che si sono rivelate assurde ed infondate. Sono stato colpito per le mie idee e per il mio lavoro nel contrasto alla pedofilia e alla violenza sui minori. Sono uscito completamente e definitivamente assolto dal processo. Ma ho pagato per ciò che per cui ho lottato. Sono stato investito da una pesante gogna mediatica. La mia vita personale e professionale è stata sconvolta. Il resoconto autobiografico e culturale di questa terribile esperienza è contenuta nel libro

«SOPRAVVISSUTO. IL DRAMMA DI BIBBIANO». 

Il presunto "metodo Foti"

Sono stato accusato di aver inventato un presunto "metodo Foti" con il quale nei colloqui con i bambini attraverso domande pressanti avrei cercato di ottenere a tutti i costi rivelazioni di abusi sessuali.   L’accusa appartiene alla serie: le violenze sui bambini soprattutto in famiglia non esistono e se i bambini le rivelano la colpa è degli psicoterapeuti che li suggestionano oppure delle madri che li alienano…

 

No! Non c’è nessun "metodo Foti" nell’ascolto dei bambini e nella conduzione della psicoterapia. Nella mia attività professionale e nell’ascolto dei più piccoli ho sempre studiato e cercato di applicare le indicazioni di grandi psicoterapeuti rispetto ai quali mi sono sempre sentito e mi sento un allievo bisognoso di imparare.

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